Hai parlato di sogni?

another day of sun


 

Ogni promessa è debito, ed eccomi qui!

Sono almeno 5 minuti che provo a cominciare a raccontare e scrivere di me. Scrivo e cancello, perché effettivamente quando si tratta di descrive e raccontare noi stessi non si sa mai da dove cominciare. Ma poi tra varie cancellature, un po' come gli errori che possiamo commettere nella nostra vita, riusciamo a trovare  il bandolo della matassa. E allora cominciamo da questo filo, un filo che collega mente e cuore. Il filo di una cuffia...

Ciao sono Giuseppe ho 22 anni, da quando ero piccolo sono stato sempre un intramontabile sognatore. Una di quelle piccole pulci che zitte zitte fanno sempre i fatti. Mai un capriccio, una pretesa... niente "per forza", niente "lo voglio".  Dopotutto per chi ha un po' di creatività, un pizzico di fantasia, non deve chiedere nulla a nessuno, anche dal nulla può nascere tutto. Per me è sempre stato sufficiente guardare fuori da un finestrino e sognare il mio mondo. Da piccolo sognavo di vivere in un plastico, un mini mondo a mia immagine e somiglianza. I miei sogni d'infanzia erano così intensi che a volte mi svegliavo sudato e pronto per cercare di realizzare qualcosa di straordinario...ancora oggi nel letto raggiungo temperature da centrale nucleare ( c'è anche chi mi sfrutta come termocoperta ). Questo vi fa capire come i sogni siano il mio unico e solo carburante che mi spinge a cercarne altri... e altri ancora. Questa reazione incontrollabile, che a volte mi porta ad avere un traffico pazzesco nella mente, mi fa essere disordinato nelle cose che faccio. Ogni mio progetto è un'opera incompiuta che potrebbe continuare all'infinito...a volte riesco anche a terminare qualcosa, ma non sono mai soddisfatto al 100%. Voi direte è normale, ci si può sempre perfezionare. È vero, tutto normale! Ma pensare all'infinito è qualcosa che comincio a non sopportare tanto. Invidio chi pensa meno e agisce di più. Questo freno all'azione è dovuto al fatto che sono parecchio timido e incapace di fare brutte figure ( chi vorrebbe mai farle ? ). Da piccolo più stavo lontano da una possibile platea meglio era. Parlare con un estraneo era tabù. Persino telefonare ( cosa che non amo fare anche oggi ) era qualcosa che ripudiavo. Essere più sfacciato mi avrebbe aiutato molto ma allo stesso tempo sono contento di aver, inconsciamente, custodito i miei sogni con la timidezza. Ciò che un bambino pensa e dice è qualcosa di troppo prezioso per essere affidato ad una mente adulta capace di interpretare solo 0 o 1. Quindi quando questo piccolo pargolo, una volta grande e consapevole dei propri mezzi, avrà la forza di presentare il proprio progetto al mondo, anche se non sarà circondato da persone disposte ad ascoltarlo, potrà comunque agire.

E allora via, ci si rimbocca nuovamente le maniche, e si ricomincia tutto da zero. Guardare di nuovo fuori dal finestrino, immaginare di nuovo il mondo cancellando le persone che credevi potessero esserti d'aiuto...continuare a pensare.

Contare sulle proprie forze vuol dire anche cominciare a farsi le spalle, devi poter caricarti un bel peso e portarlo dietro, sempre con te-

Per me il momento in cui ho concretamente cominciato a muovere i primi passi, in cui mi sono caricato questo zaino, è stato una decina di anni fa. Avevo appena cominciato a frequentare le scuole superiori, e finalmente a casa arrivò il primo computer, un portatile tutto mio, E con esso anche la connessione al magico mondo dell'internet. Prima dell'avvento dei social e varie cose perditempo, il mio rapporto tra me e il pc era limitato a qualche scarabocchio su paint e qualche ricerca su wikipedia per la scuola. Ma un giorno mi si accese una lampadina, un amico mi installò un programma, uno di quei programmi  che usano i Dj per remixare. Io,che fino ad allora usavo i Lego per far finta di avere un mixer con i tasti colorati ( dove arriva la fantasia ), avevo quel popò di tecnologia a mia disposizione. E niente, a quell'amico non dissi più niente se non un " wow...grazie". Poi una volta "cacciato di casa", io e il mio bel giocattolino passammo tutta la notte a conoscerci meglio. Tra una funzione e l'altra scoprii che si poteva trasmettere la propria voce anche su una specie di piattaforma online alla quale altre persone in giro per il mondo avrebbero potuto ascoltarmi connettendosi. Era il 2008... nasceva un sogno, un sogno che potevo toccare con mano. 

In realtà prima di me Guglielmo Marconi aveva già registrato il suo brevetto e l'aveva chiamata radio... ma la mia, come tutte le invenzioni personali era la mia radio. Un rifugio, la casa mia casa sull'albero. Da quella calda estate cominciai a far dirette casalinghe della mia vita... io, timidone, a far dirette! Sì, è andata proprio così. La scarsa complicità di mia sorella che ogni tanto urlava per disturbarmi, piuttosto di qualche genitore che tirava lo scarico della toilette offrendo strani effetti speciali agli ascoltatori, mi hanno spinto a credere ancora più forte in questo sogno. Ero quasi deciso a costruirmi uno studio insonorizzato ( con quali soldi ? ). Trascorsero ben tre anni, nei quali comunque continuai a portare avanti questo piccolo progetto, fino a quando, nel 2011, ebbi la fantastica opportunità di entrare in una radio vera. Io che fino a quel momento avevo un computer e un microfono sgangherato mi ritrovai ad avere una navicella spaziale davanti ai miei occhi, luci sberluccicanti come nel cockpit di un aereo. tasti di un mixer reale e professionale, una cuffia super gigante. 

Dimenticavo di dire che nel tempo ho anche cambiato il mio rapporto con la musica, da piccolo non sopportavo il volume troppo alto. Ero solito tapparmi le orecchie... ora invece, anima e cuore, in un mondo fatto solo di musica. 

In questa realtà ho trascorso questi 6 fantastici anni nei quali ho lavorato sodo per continuare a costruire il mio mondo, nel frattempo mi sono anche diplomato e ricordo bene che anche durante gli esami di maturità non ho mai smesso di aprire quel microfono e trasmettere, mai. Ogni istante della mia vita in questi ultimi anni, è stato scandito da una canzone, da una parola, da tanti piccoli momenti vissuti in quella che è stata la mia seconda casa. Una famiglia dove ho anche festeggiato i miei 18 anni, Sono cresciuto e ho costruito. Per me stesso e anche per gli altri. Per tutte le volte che ho chiuso gli occhi e immaginato come risolvere problemi, sempre con quel pizzico di fantasia. 

Ho cercato di dimostrare tutto ciò che per troppo tempo, avevo solo sognato , e che ora potevo anche realizzare. 

Ma torniamo alla realtà, a questa terra che i sogni non vuole che possano continuare senza scontrarsi contro dei muri di quegli adulti che ancora non hanno capito come allargare i propri orizzonti. Sempre 0 e 1 ...  Un sogno per quanto tu ci creda ad un certo punto si arenerà, ti ritrovi da solo a continuare a remare. Il mare è quello della vita e chi ti spinge verso la costa, dove il fondale è troppo basso, è quel vento fastidioso che devia la tua rotta. Quando ti sembra di viaggiare a gonfie vele, quando tutto sembra andare per il meglio c'è sempre l'imprevisto che cambia i programmi. Ed ecco che mi ritrovo qui a inizio 2017 a ricominciare dal punto in cui bisogna tornare a guardare fuori dal finestrino... con il mio bel zaino in spalla, nel quale ho inserito qualche esperienza in più, pronto per ricominciare. 

Oltre al mio caro vecchio pc, ho anche una macchina fotografica e mille altre idee da realizzare... non vedo l'ora di raccontarvele. 

 

 

"È questo il sogno! Ogni volta nuovo di zecca, ogni sera! Ed è molto esaltante!" LA LA LAND

 

Giuseppe

 

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Commenti: 7
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